Il paese dei suicidi

Il paese dei suicidi / Yu Miri – Atmosphere libri, 2020

 

La quindicenne Mone vive a Tokyo ed ha appena iniziato la scuola superiore. L’inquietudine anima ogni suo gesto e pensiero, a causa del forte senso di disagio che avverte in ogni ambito della sua esistenza.
Dopo la morte dell’amata nonna, in famiglia non si sente amata e nel gruppo di amiche in cui ha cercato di inserirsi capisce di essere considerata scialba e inadeguata. La sua unica consolazione è il rapporto quasi morboso con il cellulare, attraverso il quale riesce ad accedere ad un forum culinario che cela in realtà individui interessati al suicidio di gruppo. Muovendosi per la città dove coglie frammenti di vita altrui che amplificano le sue incertezze e le sue paure, Mone si chiede se valga la pena di credere in un futuro che le sembra privo di aspettative.

Un romanzo drammatico, fortemente introspettivo, che va considerato come un’importante chiave di lettura del Giappone contemporaneo e della condizione degli adolescenti. Ciò si evince dalla postfazione, in cui l’autrice dichiara apertamente di aver vissuto l’esperienza narrata nella storia. Leggendo quest’ultima parte, che fornisce molti altri spunti di riflessione sulla società giapponese, si può capire appieno il significato più profondo dell’opera.


Il tempo non fermava. Erano le 10:57. Era un appuntamento importante, sarebbero venuti tutti e tre. Erano i compagni che si era scelta lei. Le amiche di tutti i giorni erano il gruppo di sempre, con che termine poteva indicare le persone che sarebbero state con lei nell’ultimo giorno? Gruppo della fine?

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