Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano

Copertina del libro con l'immagine di una macchina rossa su cui viaggiano un uomo ed un ragazzo
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano / Eric-Emmanuel Schmitt – E/O, 2006

Il quartiere dove abita Momo è pieno di vita e di luce, percorso da un’animazione popolare colorita e gaia, proprio l’opposto dell’appartamento in cui Momo vive con un padre sprofondato in una silenziosa e fosca depressione. Nonostante l’atmosfera pesante di una casa dalla quale l’amore sembra fuggito per sempre, Momo è un ragazzo dallo spirito aperto e curioso, capace di reagire a questa situazione con una serie di spensierate trasgressioni. Il piccolo mondo in cui vive del resto non lesina piacevoli sorprese come il droghiere dagli occhi color pistacchio, il signor Ibrahim, l’unico arabo in una via “ebrea”, titolare della drogheria dove Momo si reca a fare la spesa quotidiana dove non esita ogni tanto a sgraffignare qualche scatoletta di conserva. Così comincia la storia d’amicizia intessuta di ironia, smaliziato ed effervescente umorismo, candore e profonda saggezza, del ragazzo ebreo e dell’anziano “arabo” in un angolo di mondo incantato. Ma Ibrahim non è soltanto un sorprendente e affettuoso amico per il goffo e infelice Momo, è anche una fonte continua di scoperte e la risorsa decisiva e la speranza inattesa nel momento della tragedia.

Il libro è bellissimo e può dare molto in termini di “filosofia dell’esistenza”. Nella storia si parla infatti di saggezza, dell’arte di sorridere alla vita e di libertà, intesa anche come libertà dal dolore e dalle strettoie soffocanti delle ideologie e delle ortodossie. Dietro l’apparente semplicità, la narrazione risulta piena di invenzioni intelligenti e di un brillante scanzonato umorismo.

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