69 sixty-nine

69 sixty-nine / Ryu Murakami – Atmosphere, 2019

La storia è ambientata in Giappone alla fine degli anni sessanta in pieno movimento rivoluzionario per cui, tutti i ragazzi studenti del mondo, manifestano in vari modi il loro dissenso per la guerra nel Vietnam. E così fa anche Ken che a 17 anni organizza insieme al altri pochi compagni di scuola una protesta barricando la scuola e un festival di musica e cinema chiamato “Delle Erezioni mattutine“. Tutto questo per conquistare le attenzioni e il cuore della ragazza più bella della scuola della quale si è perdutamente innamorato.

Il romanzo è una bella didascalia di quel che succedeva in alcune zone del Giappone in cui, nel periodo del dopoguerra, basi navali americane stazionavano sulle coste del Paese. Il punto di vista del protagonista riporta in parte il vissuto dello scrittore che in questa sua opera rivela tratti autobiografici raccontando i movimenti studenteschi degli anni settanta in Giappone con un continui riferimento alla scena mondiale.
Interessante il finale in cui l’autore racconta come si sviluppò la vita di ciascuno dei suoi amici una volta divenuti adulti.


Il ritmo ipnotico di quel tamburo che mi stregò all’età di tre anni si è congiunto con il jazz degli anni Cinquanta e il rock dei Sessanta, e in un modo o nell’altro mi conduce in vari angoli del pianeta alla ricerca costante di un nuovo carnevale. Non so di preciso che significato avesse per me quel ritmo selvaggio, ma forse era come una promessa di eterno divertimento

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