Quello che non sai di me

Copertina del libro con l'immagine di una ragazza che, da dentro un cubo di vetro, osserva il mare da una spiaggia
Quello che non sai di me / Meg Wolitzer – Il castoro, 2016

 

Ad un anno dalla scomparsa del suo ragazzo, la sedicenne Jam viene iscritta alla Wooden Barn, una scuola per adolescenti affetti da persistenti sintomi post traumatici. In quel college, dove vige il divieto di accedere a internet e di usare cellulari, non vengono somministrati psicofarmaci perché la “cura” consiste nell’esperienza in sè che avvicina le persone e le aiuta a guarire. Appena arrivata nell’istituto, Jam scopre di essere stata inserita insieme ad altri cinque ragazzi nello speciale Corso d’inglese della signora Quenell, un’insegnante prossima alla pensione. La docente assegna agli alunni il compito di approfondire un romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, e consegna dei quaderni nei quali i ragazzi dovranno annotare i propri pensieri un paio di volte la settimana. Quando Jam inizia con riluttanza la stesura del diario, accade qualcosa di sconvolgente: il tanto amato Reeve è di nuovo accanto a lei.

È la storia di un amore idealizzato e totalizzante, che annienta la protagonista impedendole di ritrovare un senso nella propria esistenza. Ma la porta che si apre sul passato attraverso la scrittura e che conduce a Beljhar – così i ragazzi chiamano il mondo evocato dai diari – richiede il coraggio di confrontarsi con le proprie emozioni e i ricordi, sino ad una possibile liberazione.

“Mi giro e lui c’è. Respiro a fondo mentre guardo i suoi occhi assonnati e i suoi capelli castani spettinati. Questo non è un classico sogno e nemmeno un sogno lucido. È proprio il mio ragazzo, il mio ragazzo perduto, che è qui, con me.”.

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